“GELINDO RITORNA..” con J’Arliquato e quest’anno arriva.. anche nelle scuole

Il gruppo “J’Arliquato ” di Castiglione d’ASTI per mantenere le tradizioni e promuovere la “Favola piemontese del Gelindo” quest’anno oltre alle rappresentazioni teatrali in varie località anche fuori provincia ha avviato anche tre progetti in collaborazione con le sotto indicate scuole.

  1. Infanzia di Baldichieri
  2. Infanzia Valerio Miroglio di Asti
  3. Scuola ’Primaria Galileo Ferraris di Asti (3 Classi)

Baldichieri – Proposta la versione di Gelindo adattata da Luciano Nattino per le scuole d’Infanzia e primo ciclo elementare. Questa versione prevede la rappresentazione con il teatro delle ombre: nel nostro caso è stata leggermente modificata e raccontata proprio come una favola con l’ausilio di oggetti e elementi caratterizzanti (Mantello,cappello,cavagna, “berin”, stella e angioletti) In un secondo tempo i bimbi l’hanno rielaborata realizzando un grande cartellone con la storia e la rappresentazione come teatrino delle ombre.

– Lo stesso tipo di proposta verrà portato ai bambini dell’ultimo anno di frequenza,delle 5 sezioni della scuola d’Infanzia “Valerio MIroglio” di ASTI

– Scuola “Primaria Galileo Ferraris” di Asti . Rappresentazione di GELINDO nella versione a veglia scritta da Luciano Nattino, per le 3 classi terze presso l’Auditorium della scuola media “Jona” venerdì 9 DICEMBRE.

Per aiutare i bambini nella comprensione della storia , che è ovviamente in piemontese, è stata preparata una sintesi in Italiano: le insegnanti la proporranno ai bambini nei giorni precedenti alla rappresentazione.

Saranno invece proprio i bambini ad eseguire i canti (anche uno in piemontese) che integrano la storia di GELINDO portata in scena dal gruppo “JArliquato”.


locandina-gelindo-2016

La favola di Gelindo
Tradizione natalizia piemontese nella versione “a veglia” di Luciano Nattino

Personaggi e Interpreti
Gelindo………….. Pierluigi Ponzo
Alinda-Narratore….. Silvia Masoero
Maria-Aurelia-2°RE…  Angela Bortot
Tirsi -soldato-1°RE.. Aldo Rizzone
Giuseppe – Maffeo…. Vincenzo Tartaglino
Medoro-3°RE………. Ernestino Secco
Angelo…………… Francesco Secco
Fisarmonicista e Direzione coro: Fiore Montanella
Coro.: Gruppo “J’Arliquato”
Tecnico audio/luci: Francesco Martinetto


Un tuffo nel cuore della mia infanzia
di Luciano Nattino

Fu verso la fine degli anni cinquanta, non ricordo l’anno esatto.
In compenso, della mia “prima volta” del Gelindo, ricordo il luogo, il clima, gli attori, le scene principali. Si era nel vecchio teatro del Don Bosco, oggi scomparso. Accanto stavano nascendo grandi palazzi e un grattacielo.

Nella compagnia c’erano attori bravissimi: Livio Negro, Ettore Maccario, Mario Freilino, ecc.

Ricordo le barbe finte, gli angeli con le ali di cartone, le luci calde della ribalta, un clima di neve fuori e di festa in sala: un tuffo nel cuore della mia infanzia e dei miei primi approcci al teatro. Da quel giorno la divota cumedia è entrata dentro di me e l’ho rivista più e più volte.
Poi, nel 1977, non resistetti all’idea di “rifare” Gelindo con una mia versione e con l’apporto di alcuni “vecchi” attori astigiani (Emanuele Pastrone, Gina Giannino, Tino Perosino) che da tempo non recitavano più. Nacque così la compagnia “Brofferio” (dedicata a un grande “bastian cuntrari”) e rinacque il Gelindo nell’attuale versione, ripetuta dalla compagnia per molti anni. Negli anni novanta formai “la Compagnia del Gelindo” con attori provenienti da diverse compagnie amatoriali astigiane (alcuni della prima storica Brofferio) e il “successo” continuò.
La mia versione prende spunto dai quadri contadini della più antica edizione del Gelindo riferita dal Renier e da alcune scene della versione di Padre Tognazzi. Ma essa si aggiorna continuamente con i richiami dell’attualità, con le invenzioni degli attori. In questo senso il grande attore Emanuele Pastrone (scomparso nel 1999) era una fucina continua di battute nuove e tutte esilaranti.
La “mia” divota cumedia è una rappresentazione corale, con quattordici attori in scena che parlano una lingua piemontese imbastardita (un dialetto astigiano condito di varie parlate), con un coro di venti e più cantanti che fa da raccordo ai vari quadri, con gli angeli dalle alucce d’argento, con i Re Magi che arrivano davvero da lontano, interpretati da attori extracomunitari.
Il mio Gelindo è cocciuto e burbero, autoritario e ambizioso, più di altre versioni. Vuole arrivare per primo alla capanna visto che è stato lui ad indicarla a Giuseppe e Maria, vuole vivere per un attimo la celebrità che gli spetta.
Ma è anche ingenuo e leale, franco e arguto, come in tutte le altre versioni.
Abbandonando le parti storiche del testo antico mi sono concentrato soprattutto sulla famiglia di Gelindo e sugli avvenimenti che l’attraversano: il censimento, Maria e Giuseppe, la stella cometa, i Re Magi e infine l’atteso evento, cose tanto grandi per occhi troppo ingenui.
I pastori/contadini si stupiscono e non sempre capiscono, come Gelindo del resto, testa abbassata, tutto preso dagli affanni quotidiani, troppo attaccato alla “roba”.
Nel mio Gelindo, come in tutti gli altri, si ride. L’effetto comico sta tutto nell’incontro fra il grande mistero dell’incarnazione di Dio e le occupazioni quotidiane della vita contadina. Un riso che sgorga dall’umile vita piemontese che con solenne anacronismo viene portata in Palestina.
Da alcuni anni ho trasformato la versione tradizionale in due tempi in un “Gelindo a veglia”, nel senso che ho messo in scena esclusivamente la famiglia di Gelindo che racconta agli spettatori la nota storia travestendosi nei vari personaggi che la compongono. Mi sono avvalso, per questa versione, della simpatia e della popolarità del gruppo folk J’ARLIQUATO di Castiglione d’Asti.
Un altro modo di raccontare Gelindo ma sempre per ritrovarsi a teatro nelle feste come intorno al camino. Per tornare, come fa Gelindo, alla tradizione con occhio ironico e ingenuo.
Con il Gelindo molti astigiani hanno calcato le scene e alcuni di essi sono scomparsi nel frattempo: Gina Giannino, Giorgio Laustino, Silvano Gallina, Emanuele Pastrone e Tino Perosino. Grandi amici, grandi cuori della loro città. E mentre “Gelindo ritorna” ritornano anche i nostri ricordi con loro.

Luciano Nattino, regista, drammaturgo, studioso di cultura popolare.

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